Artrosi e movimento
Inserito il 27 Lug 2007.
ARTROSI E MOVIMENTO
Francesco Ballardin, Maurizio Cotrozzi
L’artrosi, secondo l’organizzazione mondiale della sanità, è una tra le 10 maggiori patologie che affliggono il pianeta.
Con il termine di artrosi, o per gli anglosassoni “Osteoarthritis”, si raggruppano quelle malattie degenerative che interessano le articolazioni e più precisamente la cartilagine di queste.
È comunque difficile definire precisamente il processo artrosico e la sua evoluzione, infatti impiega anni per svilupparsi e manifestarsi con i segni ed i sintomi tipici della patologia.
Di certo l’artrosi è una malattia lenta e latente che produce dei cambiamenti nella cartilagine sinoviale delle articolazioni affette ed alla parte ossea adiacente (osso subcondrale). La cartilagine è in continuo cambiamento durante la vita di una persona con continue demolizioni e ricostruzioni della sua superficie, mentre nell’articolazione artrosica questo processo è più spostato verso la prima fase.
La cartilagine cambia quindi la sua struttura e di conseguenza anche le sue qualità: di assorbire le compressioni meccaniche date all’osso e di ridurre l’attrito tra superfici articolari durante il movimento. Questo cambiamento qualitativo e quantitativo comporta un interessamento dell’osso subcondrale, che sarà più soggetto a microtraumi ed a ispessimenti localizzati per far fronte agli stress oppure a modificazioni della forma per limitare i movimenti lesivi.
Nel suo percorso degenerativo l’articolazione può essere soggetta a episodi infiammatori acuti con aumento del dolore e riduzione della funzionalità delle strutture colpite.
Queste riorganizzazioni articolari sono comunque lente ed insidiose come i sintomi ad esse correlati, tuttavia molte articolazioni, che si presentano con segni artrosici all’esaminazione o alla refertazione radiografica, spesso non presentano alcun sintomo di tale patologia.

Segni e Sintomi
L’inizio dei sintomi artrosici è variabile; solitamente le persone notano un cambiamento relativo all’articolazione messa in movimento, come ad esempio un aumento della rigidità o dei dolori articolari.
Nella classificazione dell’artrosi il medico potrà quindi individuare alcuni segni più o meno definiti e riportare nella sua valutazione determinati sintomi che il paziente gli riferisce.
Segni articolari:
- Dolore al movimento passivo
- Rigonfiamento
- Allargamento dell’osso nella zona periarticolare
- Limitazione nell’ampiezza del movimento
- Crepitii nel movimenti
- Tumefazione
- Deformità o scorretto alienamento osseo
Sintomi riferiti:
- Dolore nell’articolazione
- Rigidità nei primi movimenti mattutini
- Instabilità o perdita del controllo articolare
- Perdita delle normali abilità della persona o della singola articolazione
Articolazioni più colpite
Le articolazioni più soggette all’artrosi sono: articolazioni vertebrali (spondilartrosi), anca (coxartrosi), ginocchio (gonartrosi), articolazione alla base del pollice (rizartrosi). Ma non solo, si possono trovare artrosi della mano e del polso, dell’alluce, della spalla e così per tutte le articolazioni.
Le articolazioni colpite possono variare a seconda se l’artrosi è: primaria o idiomatica (di cui non è nota la causa); secondaria, se è causata da fattori scatenanti quali traumi, interventi chirurgici o malattie reumatiche; professionale, se viene causata da un uso estensivo di determinate articolazioni (vedi ad esempio le posture nel posto di lavoro).
Fattori di rischio
Come per l’artrosi anche i fattori di rischio possono essere suddivisi in tre raggruppamenti: genetici, non genetici ed ambientali.
Fattori di rischio Genetici:
- Sesso, molto più frequente nelle donne
- Disturbi ereditari del collagene tipo 2 o mutazioni del suo gene
- Modificazioni ereditarie della struttura scheletrica, come dell’allineamento osseo o della lassità articolare
- Razza ed etnia
Fattori di rischio Non Genetici:
- Aumento dell’età, si notano, anche se in modo non chiaro, dei cambiamenti chimici della cartilagine con l’aumentare dell’età che possono aumentare il rischio artrosi
- Peso corporeo, essere soprappeso aumenta principalmente il rischio di artrosi delle ginocchia
- Lo sviluppo o l’acquisizione di patologie ossee o articolari, che possono variare dalla semplice frattura all’osteoporosi
- Traumi alle strutture periarticolari, come lesioni legamentose o rotture tendinee
- Traumi alle strutture articolari, come lesioni meniscali, cartilaginee
- Operazioni chirurgiche articolari
Fattori di rischio Ambientali:
- Carico e tipologia di lavoro
- Movimenti ripetitivi e prolungati
- Attività occupazionali, come la postazione di lavoro e la postura che si mantiene
- Attività ricreative, come i carichi di lavoro in palestra o sui campi da gioco
I fattori di rischio sono complessi e con la loro interposizione può rallentare o accelerare di molto i processi artrosici delle singole articolazioni e quindi andare a modificare la prognosi di questa patologia.
I fattori di rischio vanno anche ad indicare dove si può concentrare il lavoro di gestione e trattamento dell’artrosi.
Trattamento dell’artrosi
Difficilmente si può dire che un trattamento possa controllare il processo artrosico e molti studi devono essere ancora fatti. La medicina si sta impegnando a ricercare e perfezionare farmaci che migliorino il processo di rigenerazione cartilaginea e che limitino la sua disgregazione.
Inoltre la medicina si impegna comunque a controllare le conseguenze dell’artrosi, in particolar modo del dolore e delle difficoltà nelle attività quotidiane.
Attraverso una serie di percorsi preventivi e riabilitativi si cerca di andare a modificare i fattori di rischio (ambientali e non-genetici), a ridurre le eventuali infiammazioni articolari, a mantenere una discreta capacità di movimento, ad aiutare l’articolazione nelle sue funzioni (ausili, ortesi) e/o sostituire direttamente l’articolazione con una protesi.
Dal trattamento non invasivo si passa via-via al trattamento più invasivo a seconda degli obiettivi prefissati.
Trattamento Non Invasivo:
- Educazione, pilastro importante del trattamento. La persona con un inizio di artrosi deve essere istruita su come rallentare tale processo, sulla prevenzione delle infiammazioni, sui movimenti corretti, su come modificare i fattori di rischio ambientale e sulle evoluzioni future.
- Riduzione di peso, se non si rientra nel proprio peso forma. Mantenere una buona dieta riduce i carichi articolari.
- Esercizio fisico, con una buona attività aerobica, con dei carichi non elevati in modo da proteggere la cartilagine dal deterioramento, al contrario del riposo completo che velocizza tale processo.
- Fisioterapia, eseguita da professionisti. Il trattamento fisioterapico si prefigge di ridurre il dolore e l’infiammazione articolare, migliorare la qualità muscolare, l’ampiezza di movimento articolare, mantenere o ripristinare le funzioni e le abilità. Per fare questo la fisioterapia spazia su varie tecniche e strumenti. Nel trattamento è fondamentale la formazione di chi lo esegue, utilizzando in modo efficiente gli strumenti più efficaci. Tra le tecniche più in uso possiamo elencare: terapia manuale (mobilizzazione articolare, massaggio terapeutico…), rieducazione posturale (stretching, controllo della postura…), esercizi terapeutici (rinforzo muscolare, controllo motorio, rieducazione del cammino…), terapia occupazionale (gestione della postazione di lavoro, educazione alla movimentazione dei carichi…), idrokinesi-terapia (esercizi in acqua…), terapie fisiche, le quali velocizzano i processi riparatori e riducono l’infiammazione (laser-terapia, magneto-terapia, ultrasuono-terapia, elettro-terapia…).
- Farmaci, usati per ridurre il dolore o per modificare il processo costruttivo-distruttivo cartilagineo. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) utilizzati per combattere l’infiammazione, e quindi ridurre il dolore, devono essere prescritti in maniera ponderata, andando a considerare diversi fattori. Il medico considera l’effetto dei diversi tipi di FANS sulla cartilagine: lesivi, neutri o protettivi; ma non solo considera la funzionalità renale dell’individuo e la sua condizione di salute epatica o gastrica.
- Ortesi, ovvero strumenti che aumentano e migliorano la funzionalità di una struttura deficitaria del nostro corpo. Esistono diverse ortesi a seconda di quale articolazione o struttura l’artrosi colpisce, ad esempio possiamo trovare nel mercato collari, corsetti, plantari, polsiere o ginocchiere. L’uso delle ortesi deve essere coscienzioso per non andare a indebolire maggiormente una struttura già deficitaria. Si preferisce quindi la consulenza di un professionista per la prescrizione ed il collaudo.
Trattamento Invasivo:
- Farmaci, corticosteroidi o acido ialuronico iniettati a livello articolare. Le iniezioni di cortisone vanno a ridurre gli stadi infiammatori acuti anche se il suo utilizzo deve essere ponderato data la sua azione sulla cartilagine. Le iniezioni di acido ialuronico servono invece per ristabilire una buona viscoelasticità della cartilagine e per modulare le attività antinfiammatorie cellulari.
- Intervento chirurgico, che parte dalla semplice artroscopia di pulizia della cartilagine e del liquido sinoviale alla sostituzione dell’articolazione, completa o meno, con delle protesi. Le tecniche usate ed i materiali tendono a creare il minor numero di complicanze post-operatorie possibili, in modo da agevolare il processo riabilitativo del paziente operato ed il suo rientro in società.
Conclusioni
La prognosi per un individuo con l’artrosi è molto variabile e difficile da definire. La medicina cerca tuttavia di avere degli strumenti via via più sensibili e diagnosi più specifiche in modo tale che si abbia un quadro completo della situazione.
Con una prognosi ben definita l’equipe medica può meglio approcciarsi alla persona così da discutere con l’interessato sul percorso da svolgere, sia esso sia fisioterapico, chirurgico o farmacologico.
Data la complessità delle cause e dei fattori di rischio dell’artrosi possiamo infine dire che c’è quasi sempre bisogno di un interessamento multi-professionale, dove le varie figure mediche e professionali collaborano per mantenere o riportare la qualità della vita di un individuo a livelli accettabili.


