La Gurdia di Finanza sequestra l'ambulatorio del "TIRAOSSI"

La notizia si è propagata per la vallata con la stessa notorietà del “tiraossi”, “giustaossi” o fisioterapista abusivo (fate un po’ voi) Ampelio Pagliosa, detto “Farinelo”, un mago nel rimettere in piedi le persone, ma senza le adeguate carte per potere svolgere la professione. Così almeno sostiene la guardia di finanza che gli ha sequestrato l’ambulatorio dopo che il pubblico ministero Paolo Pecori ha emesso l’avviso di garanzia per esercizio abusivo della professione di massaggiatore.
Che Pagliosa, 60 anni, indagato in libertà, sia uno dei “tiraossi” più conosciuti dell’Alta Val Leogra è risaputo. Non a caso, da quello che si è appreso, la magistratura gli contesta un ampio periodo in cui avrebbe esercitato in maniera abusiva la professione di fisioterapista. In particolare, dalla primavera 1997 a metà giugno di quest’anno, quando i finanzieri del tenente Emanuele Florio sono andati a “vedere” le carte in possesso di “Farinelo” Pagliosa scoprendo che non lo legittimavano ad operare.
Lui, invece, credeva che fossero sufficienti per accogliere i pazienti nel suo studio di via Zoppati 10, ma il pm Pecori ha un’idea diversa e l’ha messo sotto inchiesta.
Pare che per avere la prova “in flagranza” che Pagliosa esercitasse la professione per la quale occorre un titolo riconosciuto dallo Stato, un finanziere si sia finto paziente e dopo essere stato “aggiustato” ha presentato come credenziali il tesserino: fine delle trasmissioni. Se la circostanza sia vero o meno non cambia la sostanza del problema, nel senso che le fiamme gialle della tenenza di Schio hanno ascoltato numerosi suoi pazienti ricavando la cosiddetta “notizia di reato”.
Di conseguenza è stata informata la procura e quindi è stato emesso il decreto di sequestro firmato dal tribunale. La colpa di Pagliosa, che in passato ha gestito anche un locale pubblico, sarebbe quella di avere messo le mani sui pazienti che erano portatori di svariate patologie senza avere la necessaria abilitazione dello Stato. Al diretto interessato i pazienti hanno sempre attribuito abilità nell’esercitare il mestiere e anche per questo salivano fino alla sua abitazione da tutta la vallata. A chi gli chiedeva se avesse le carte in regola mostrava un diploma che, si apprende ora, non è riconosciuto dallo Stato.

 

Tratto da "Il giornale di vicenza" di venerdì 27 giugno 2008